NEWS del 7 gennaio 2017 – Riflessione del Segretario COSMAR – Sindacato Nazionale Marittimi

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unknown-1  A mio Parere Due cose buone ha fatto il governo e degne di nota :

il divorzio breve e il decreto legislativo che incentiva gli armatori a usare solo personale italiano (o al massimo comunitario) sulle navi. Tanto, ad es., per evitare il drammatico remake della Costa Concordia, dove i poveri passeggeri, nel momento del bisogno e del panico, si sono trovati a che fare con marinai filippini e peruviani che ne sapevano meno di loro e non capivano una parola di Italiano.

Ma il decreto 231, che lega finalmente i benefici fiscali, previdenziali e contributivi all’impiego esclusivo di marittimi italiani o comunitari non piace alla Confitarma, che aderisce alla Confindustria ed è guidata dall’armatore Manuel Grimaldi. L’illuminato imprenditore, lo scorso 24 ottobre, ha minacciato: “Ci saranno vantaggi per nessuno e danni per tutti: armatori, marittimi, utenza, in pratica l’intero sistema Paese”. Addirittura!

Minacce volutamente generiche perché la realtà è questa: gli armatori di Confindustria preferiscono continuare a inzeppare i traghetti di marinai extracomunitari, pagati 600 euro al mese (quando va bene), e lasciare a casa quelli italiani, che costano il triplo. Questo è il concetto di “sistema Paese” che hanno in Confitarma.

Grimaldi, del resto, ha più di un buon motivo (personale) per detestare il decreto. Basta aprire il bilancio al 31.12.2015 del suo gruppo per scoprire che il costo del lavoro pesa solo il 14,04% dei costi totali, un quarto in meno della media di settore che non scende sotto il 20%. Chissà come fa Grimaldi a spendere così poco, tenuto conto che di solito sono le imprese più piccole che pagano di meno i lavoratori.

Ma non è finita. Grimaldi impiega formalmente solo 3.428 marittimi (solo il doppio di concorrenti che fatturano meno di un quinto) e ha una divisione dei livelli apparentemente molto costosa: 1.044 ufficiali, 470 sottufficiali e appena 1.734 “comuni”. Significa che sulle loro navi quelli di Grimaldi imbarcano 1,7 marinai per ogni ufficiale. O hanno un esercito di generali, oppure qui all’ufficio matricola mancano un bel po’ di soldati alla conta.

Sul fronte patrimoniale, colpisce la quantità abnorme di crediti commerciali con cui Grimaldi dà ossigeno ai propri attivi. Nel bilancio 2015 sono arrivati a 591 milioni di euro – ancora in crescita rispetto ai già tantissimi 466 milioni dell’anno prima – e pesano ormai per il 10% delle attività. Con questi numeri sembra quasi che Grimaldi, più che un armatore, sia un istituto di credito

Poi in realtà, sempre dai bilanci, si scopre che sono quasi tutti crediti infragruppo, che per definizione hanno sempre un’entità e un’esigibilità di difficile valutazione. E proprio la miriade di questi crediti tra controllate e controllante porta alla luce una fortissima parcellizzazione societaria che ha un’evidente ragione di “ottimizzazione fiscale”.

Anche il dato dell’indebitamento consiglierebbe chiunque a tenere un profilo magari un po’ più basso e meno aggressivo, visto che in Grimaldi è arrivato alla soglia dei 3 miliardi di euro, con un incremento dell’8,6% rispetto al 2014.

Che dire di piu’….. sentiremo Bruxelles cosa ne pensa delle velleità dei nostri Armatori, ed aspetteremo gli esiti della moratoria di 18 mesi concessa dal governo agli Armatori per mettersi in regola…….

Gianfranco Roffi

Segretario Generale COSMAR -Sindacato Nazionale Marittimi

iscrizione          La rivista   OTTOMILA    by COSMAR

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